



(4.5 stelline da 2 voti)
Un film di Marco Bellocchio | Drammatico - 2010 - Italia - 105 minuti
Con Irene Baratta, Valentina Bardi, Elena Bellocchio, Letizia Bellocchio, Maria Luisa Bellocchio, Pier Giorgio Bellocchio, Giovanna Berretta, Anna Bianchi, Silvia Ferretti, Donatella Finocchiaro, Alba Rohrwacher, Gianni Schicchi
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Trama
"Un piccolo film di fantasia, non documentario e tanto meno documentario nostalgico". Così Marco Bellocchio descrive il suo "Sorelle mai", film costituito da sei parti di una stessa storia, girati durante le sessioni del laboratorio "Farecinema"da lui diretto.
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Ritorno a casa. Avete presente quella bella sensazione che si prova alla fine di un viaggio,quando, nonostante la bellezza dei posti visitati e delle esperienze vissute, c'è un momento quasi di sollievo nel mettere piede nella nostra piccola e sempre uguale casetta? Una sensazione che dura un secondo, e il giorno dopo si ha voglia di partire di nuovo, ma quel ritorno è essenziale per lanciarsi in una nuova avventura. Ancor più intesa è quella sensazione se il posto in cui si torna è un posto del cuore, della memoria, dell'infanzia. Un posto che ti vede crescere, come accade ad Elena nel film, un posto che ha i suoi rituali, le stesse persone, gli orari dei pasti, Il Trovatore in piazza e le chiacchiere con Gianni Schicchi. E le zie, l'odio-amore che c'è sempre tra un fratello e una sorella, e tutto quello che ruota intorno a questa casa del cuore, fidanzate, lavori, songi infranti, debiti, vendite e acquisti. Il tutto raccontato attraverso immagini che sono splendidamente e consapevolmente incerte, come gli animi che stanno inquadrando, intensi e stringenti primi piani, a cercare la rappresentazione dei sentimenti attraverso lo sguardo e la bravura degli attori (professionisti e non). Immagini da dipinto che giocano con i colori di una porta a vetri, creando cornici di volti inquieti, e quella luca speciale, ferma e afosa, che solo un pomeriggio d'estate può regalare. Fino al canto, struggente e malinconico, di un uomo in frack. Adieu, adieu, buonanotte...e la camera stringe su un cilindro che va...
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Opera senza genere né definizione, di testa, di cuore, un "esperimento" di ricerca nella memoria complessa degli ultimi dieci anni dell'autore.
In bilico fra documento e poesia, ogni voltra che il film scivola nell'uno o nell'altro estremo invece di barcollare diventa emozione. E piacere. I volti sono il racconto, il profilo estetico - vacillante e denso - di un percorso identitario tra realtà e finzione, ricordo, rielaborazione e cinema. Ripensamento. Attori professionisti, amici e parenti mischiano i tempi, nascondono i confini tra recitazone e vita, (con)fondono.
I legami, gli affetti familiari, i luoghi sono catene e rifugi, sembra dirci Bellocchio. Che ancora una volta ripercorre tratti di strada alle sue spalle (di vita, di cinema ...) alla ricerca di una riconciliazione o di un senso ora faticosi, frustrati, ora placati in un sorriso ironico e affettuoso. Senza un finale ma aperto alla speranza.
La quinta stella è puramente emotiva. Perché questa sera sono andata al cinema quasi per forza, aspettandomi nulla e ricevendo tutto, tanto.