



(4 stelline da 7 voti)
Un film di Clint Eastwood | Drammatico - 2010 - Stati Uniti - 129 minuti - [sito ufficiale]
Con Matt Damon, Bryce Dallas Howard, Jay Mohr, Cécile De France, Marthe Keller
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Trama
La pellicola racconta tre storie parallele di tre persone che vengono toccate dalla morte in modi diversi che poi si intrecciano attraverso il personaggio di Damon. C'è una giornalista televisiva francese interpretata da Cecile de France, che ha avuto un'esperienza tra la vita e la morte durante il tsunami asiatico del 2004; una madre single inglese tossicodipendente, interpretata da Lyndsey Marshal, che perde uno dei suoi gemelli, Marcus di dieci/dodici anni in un incidente d'auto ed infine il personaggio di Damon, un operaio di nome George che può parlare ai morti ma preferisce non farlo. Le due donne contatteranno Damon nella disperata ricerca di risposte e consolazione.
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molto poetico, da riflettere a meno uno che non pensi che con la morte "si stacca la spina e fine del film".
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Allora, premetto che son un gran esimatore di Clint regista... e finora tutti i suoi film per un motivo o per un altro mi avevano colpito... ecco, questo è il primo che non lo ha fatto! Ne per la storia, ne per l'interpretazione e con un finale a dir poco "messo li" giusto per finire il film. Sotto le aspettative si merita la sufficienza per la prima parte che riesce ad incuriosire.
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Quello che non ti aspetti è Clint Eastwood che decide di fare sua un'idea di Spielberg (anche produttore, e si vede) che parla di aldilà, medium e persone morte in contatto con i vivi. E soprattutto un film che ha per tema la morte con un carico di speranza enorme, che affronta la difficoltà del distacco senza incupire o deprimere, anzi regalando serenità. Che "finge" di parlare di cosa c'è oltre per soffermarsi su chi resta. Le solitudini, le paure, i legami di affetti e il bisogno di credere che l'amore tra due persone non finisca con la morte ma crei un ponte di speranza per la vita da affrontare ogni giorno.
Un Clint non perfetto come nel suoi capolavori (Gran Torino su tutti ma anche Mystic River, Million Dollar Baby ...) perché forse in alcuni momenti non proprio asciutto e rigoroso come ci aveva abituato. Anche se a influire su questo giudizio sono soprattutto i 5 minuti finali. Un po' troppo "facili" e retorici per uno come lui. Quanto al resto il film impressiona per carica umana, rispetto, delicatezza e forza ad un tempo. Nessun misticismo o caduta ridicola, al contrario molte domande e un profondo senso della vita e della morte come parti inscindibili e necessarie dell'esistenza. E come sempre le persone al centro di tutto, i loro percorsi, le loro fatiche.
Il film si apre con la sequenza dello tsunami che deve molto al contributo di Spielberg: magnifica, potente, in pochi minuti la resa più efficace e sconvolgente che si sia vista su quella tragedia. Poi si prosegue con il tipico stile alla Clint, fatto di un cinema classico e di uno sguardo che senza troppi fronzoli stana l'animo dei protagonisti. Resi magnificamente da un cast perfetto, a partire dal sofferto e trattenuto Matt Damon, in quella che probabilmente è la sua interpretazione migliore per maturità e misura.
Alla splendida età di 80 anni Clint non cede alla paura della morte per rifugiarsi in un racconto semplicemente consolatorio o da "spiritualità dell'ultimo momento". Non dà risposte, non confeziona pacchetti speranza, solo (si fa per dire) spera. Spera che il dolore della perdita e del distacco, di cui il film porta il carico di consapevolezza e di vissuto, dia senso alla nostra vita. Qui e ora.
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In questo film, dove non si parla di Dio, ma si spera in un bel aldilà, senza farne un luogo da spot Lavazza (anche se si dice che "qui è molto fico!"), ci provoca più pena l'aldiqua dei vivi, senza mai scivolare nel patetico.
Le 3 storie, ognuna a suo modo, mi hanno toccata e molto commossa.
Non aggiungerei altro, ma auguro a chi non lo ha ancora visto, di lasciarsi commuovere allo stesso modo...o comunque al proprio!
Apprezzabile (e molto!) la performance di Matt Damon: perfettamente misurata sul personaggio.
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Questo film mi ha commosso,la storia è sicuramente bella..ottima regia,però credo sia partito un pò lento,ci ha messo un pò ad ingranare e al mometo in cui si iniziava ad andare un pò più spediti,il film è finito..
Comunque un film che consiglierei.
Eastwood merita sempre rispetto e attenzione, anche nei suoi film sbagliati, come CHANGELING, come INVICTUS e in parte anche come questo, che ho trovato un po' forzato, soprattutto nella costruzione simil-inarritu.La cosa che mi è piaciuta di più è l'idea dell'affinità elettiva con Dickens nel personaggio di Matt Demon.
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L'uomo è fatto per vivere, ecco perchè non è pronto a raggiungere la morte; se arriva a toccarla da vicino difficilmente ne "uscirà vivo". Le tre storie che si intrecciano parlano di tre persone che per un istante muoiono e poi ritornano a vita (uno è un ragazzino, non muore, ma la morte di un gemello non è un po' come morire?).
Il film percorre strade pericolose, religiose, atee e per questo sarà soggetto a polemiche ma parla della difficoltà di chi sopravvive alla morte senza prendere posizione su cosa succede dopo la stessa. Il film coinvolge, è originale, si apre con scene ad effetti speciali di un realismo da applauso... io lo considero un altro successo di Clint Eastwood