



(5 stelline da 2 voti)
Un film di Tim Burton | Drammatico - 2003 - USA - 125 minuti
Con Ewan McGregor, Albert Finney, Billy Crudup, Jessica Lange, Alison Lohman, Helena Bonham Carter, Steve Buscemi, Danny DeVito, Marion Cotillard, Matthew McGrory
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Trama
William Bloom pensa di non aver mai conosciuto davvero suo padre. Con il genitore in punto di morte, cerca di mettere insieme tutte le storie che è riuscito a raccogliere durante tanti anni. Attraverso queste storie comincia a farsi un'idea più precisa delle grandi imprese e dei grandi fallimenti del padre.
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Siamo di fronte ad un Burton d.o.c. in forma smagliante, perfettamente riconciliato con il suo cinema e il suo immaginario. “Big Fish” è una fonte inesauribile di spunti e letture (primo fra tutti il rapporto padre-figlio) ma a colpirmi è soprattutto la rappresentazione del linguaggio artistico come creazione e conoscenza della realtà. In ultima analisi come stile di vita.
Chiunque abbia mai cullato intenzioni vagamente "artistiche", tentato di scrivere, dipingere, comporre … o semplicemente chiunque creda nella forza creatrice e trasformatrice dei propri sogni, aspirazioni, sentimenti ama e comprende le "menzogne" di Edward, se ne sente fatalmente attratto. Non bugie, ma media comunicativi, ricerca, creazione e rappresentazione “ad arte” della realtà. Partendo da com'è per andare verso come la si vorrebbe e si prova a viverla.
Così, a misurare il suo amore per la moglie, le parole di Edward ricoprono un intero campo di fiori. Per rendere l'emozione della nascita del figlio raccontano di un pesce enorme e magico, ad esprimere quello che la realtà della sua assenza in quel momento nasconde. Non è sempre facile stare accanto ad un artista, in qualunque modo lo sia. Ma Edward ha bisogno degli altri nel mondo che costruisce per sé e per i suoi cari: ascoltatori, complici, infine indispensabili compagni dell'ultimo viaggio. Quello che non può compiere da solo. Quando anche il narratore ha bisogno di un racconto o di un sogno che qualcuno (una persona amata) crei per lui regalandoglielo.
Edward è Tim Burton, ideatore di storie che ammantano di sogno o incubo la realtà. La ricreano, la modificano e alla fine la leggono oltre la monocroma superficie. Dagli altri Ed nella sua filmografia (“Ed Wood”, “Edward mani di forbici”) alle creature di Gotham City nel dittico su Batman (per tacere della produzione successiva), il suo mondo è al di là del reale: parte da esso e ad esso ritorna, attraverso un viaggio poetico che dà visibilità ai cosiddetti mostri. Buoni o cattivi che siano. Qui più che mai Burton compone il ritratto di un artista, sognatore e narratore come lo è lui stesso, "raccontando" l'arte di raccontare tra specchi riflessi e realtà, gioco e vita.
Alla fine resta il racconto - contenuto e forma - resta la poesia (dis)incantata e commossa del suo sguardo.
Votazione: 




Nell'immaginario collettivo, il "pesce grosso" pescato di solito è sinonimo di "grande bugia"....forse il film parte da questo presupposto, ma per dire alla fine che il pesce grosso esiste!
La storia è intrisa di fiaba e poesia, che si intreccia con la vita vera....non si capisce sempre dove inizino le une e termini l'altra!
E' bello e commovente: si può raccontare la realtà in altro modo, senza mentire.
E si può conquistare il cuore di una ragazza con un mare giallo di asfodeli!